Marijuana Reconsidered in Italiano su Google Books

Marijuana Reconsidered – in italiano Marijuana – il libro completo è disponibile per tutti su Google Books.

La trattazione più completa sulla Cannabis e i suoi aspetti storici, enteogeni, spirituali e di costume a cura di un professore di Harward – non consumatore – un vero scienziato.

Tutti i libri sulla Legalizzazione o sugli Effetti del THC sono copiati da questo libro: vale anche per i libri che trovi sul nostro sito – per esempio – Cannabis Uso e Abuso di G Arnao e Effetti della Cannabis Sativa.

Ritorna disponibile un libro ormai esaurito da molto tempo – almeno 10 anni – e che nessuno ha più alcun interesse a ristampare – perché questo Libro è scritto così bene che SOLO IL VERO IGNORANTE può contestare quanto affermato: l’Innoquità della Cannabis e la dannosità e gli interessi che sono dietro al Proibizionismo.

Cominciai a interessarmi della cannabis quando, durante gli anni Sessanta, il suo uso crebbe in maniera vertiginosa. All’epoca non avevo dubbi sulla dannosità di questa droga, che sfortunatamente veniva consumata da un numero crescente di giovani irresponsabili i quali non ascoltavano o non erano in grado di capire gli ammonimenti circa la sua pericolosità. Quando iniziai a studiare la marijuana nel 1967, il mio obiettivo era quello di definire scientificamente la natura e il grado di quei rischi. Ma mentre esaminavo la letteratura scientifica, medica e altre opere di interesse comune, le mie opinioni andarono progressivamente cambiando. Giunsi a capire che, al pari di molte altre persone di questo paese, ero stato fuorviato e ingannato. Poche erano le prove empiriche che soccorrevano le mie idee circa i pericoli della marijuana. Una volta terminate le ricerche che definivano la struttura di questo libro, la cui prima edizione risale al 1971, mi convinsi che la cannabis era molto meno dannosa di quello che credessi. Il titolo del libro, La marijuana rivalutata, rifletteva il cambiamento d’opinione.

Dopo tre anni di indagini, non solo mi resi conto dell’assai minore pericolosità della cannabis rispetto all’alcol e al tabacco, ma anche del fatto che nessun danno a essa imputabile era altrettanto serio quanto i guasti dovuti all’arresto annuale di 400.000 persone, per lo più giovani, accusate di detenzione e spaccio di marijuana. Pensavo ingenuamente che una volta che la gente si fosse resa conto della sua, di gran lunga, minore pericolosità rispetto alle droghe legali, la leggi proibizioniste sarebbero state abrogate. Prevedevo in maniera fiduciosa la legalizzazione del suo consumo non minorile nel giro di un decennio. Non ero ancora al corrente della peculiare situazione che si crea intorno alle droghe illecite: sebbene esse non sempre spingano il consumatore ad agire irrazionalmente, di sicuro sollecitano molti non consumatori a comportarsi in quel modo. Anziché rendere disponibile legalmente la marijuana per gli adulti, abbiamo continuato a criminalizzare molti milioni di americani. Centinaia di migliaia di persone, per la maggior parte giovani, vengono arrestate ogni anno con l’accusa di detenzione e spaccio di marijuana; il clima politico si è andato così gravemente deteriorando che risulta difficile discutere della materia in modo aperto e libero. Potremmo quasi dire che siamo in pieno clima di maccartismo psicofarmacologico.

Negli anni successivi alla pubblicazione di La marijuana rivalutata, è apparsa sempre più evidente l’insostenibilità scientifica delle ragioni proibizioniste. I preconcetti dell’era Anslinger. (Harry Anslinger, sovrintendente al Dipartimento Narcotici degli Stati Uniti dal 1932, NdT) su cui si basava il Marihuana Tax Act del 1937 – la marijuana come causa di crimini violenti, eccessi sessuali (di qualsiasi tipo) e dipendenza, nonché come passaggio alle droghe più pesanti – erano stati completamente screditati. Vista l’insostenibilità di quegli argomenti, i gruppi contrari alla liberalizzazione della cannabis iniziarono a parlare di certe -nuove ricerche» che ne mettevano in risalto, stando a loro, altri aspetti dannosi. Fu in questa atmosfera che il governo federale offrì la sua cospicua assistenza finanziaria, soprattutto attraverso il National Institute on Drug Abuse, per ricerche finalizzate a scoprire nuovi rischi per la salute. Venne fuori così, nei primi anni Settanta, che la marijuana distruggeva le cellule cerebrali, provocava psicosi, abbassava i livelli di testosterone e diminuiva il numero degli spermatozoi, causava lo sviluppo del seno nei maschi adolescenti, danneggiava la memoria e le funzioni intellettive, comprometteva il sistema immunitario e procurava danni cromosomici, genetici e al nascituro. La pubblicazione di questi risultati seguiva un percorso tipico. Ciascuno di essi compariva nelle prime pagine dei giornali e delle riviste, accompagnato da commenti allarmistici. Poi, nei mesi o negli anni successivi, i ricercatori riferivano di non esser stati in grado di convalidare la scoperta. Nel caso comunque si fosse deciso di pubblicare la prova contraddittoria, questa veniva di solito riportata in un articoletto nelle ultime pagine. Il lettore aveva perciò !’impressione che l’esistenza del più recente danno per la salute fosse stata definitiva mente avvalorata.

Nel 1977 era stata acquisita della nuova e attendibile conoscenza sull’argomento, sì da giustificare una seconda edizione di La marijuana rivalutata, con l’aggiunta di un nuovo capitolo dove James B. Bakalar e io prendevamo in esame le ricerche e gli sviluppi sociali verificatisi nei sei anni precedenti. Noncuranti del fallimento della mia previsione espressa nel 1971, secondo cui la marijuana sarebbe stata legalizzata entro il decennio, concludemmo la seconda edizione con queste parole: «Qualunque siano state le condizioni culturali che hanno reso possibile tutto questo, non ci sono dubbi che il dibattito sulla marijuana è divenuto assai più ragionevole. Ci stiamo progressivamente rendendo conto dell’assurdità di collocare questa sostanza tra le droghe prive di utilità medica e con elevata capacità di indurre all’abuso. Semmai la tendenza continui, è probabile che entro un decennio la marijuana verrà venduta legalmente negli Stati Uniti·.

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